ARTISTS
Kadhum
Via Bobbio 6
20144
Milano - Lombardia - Italy

Email: kadhum@artnow.it
Web: www.artnow.it

Phone: (+39) 02 8361544
Fax: (+39) 02 8361544
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Kadhum nasce a Baghdad nel 1961.
Sin dalla tenera età è appassionato di immagini. Il padre e gli zii materni lavoravano nel campo della fotografia. Durante le vacanze estive frequentava la camera oscura e sperimenta la tecnica della stampa in bianco e nero. Sottraeva di nascosto i rullini per andare in giro per Baghdad a scattare e poi sviluppare e stampare le sue fotografie.
Passava il dopo scuola nello studio di un omonimo calligrafo e disegnatore acquisendone le tecniche. Fu proprio la forma delle lettere e delle parole ad affascinarlo maggiormente. A 15 anni, incoraggiato dai parenti, apre uno studio di calligrafia, disegno e pittura.
Nel 1979, dopo la maturità scientifica arriva in Italia per proseguire gli studi. Doveva studiare medicina o ingegneria se voleva ricevere aiuti dalla famiglia. Si iscrive a ingegneria elettronica, ma tre anni più tardi interrompe gli studi e si iscrive a storia dell’arte all’università di Firenze. Questa volta è il regime iracheno a non permettere gli aiuti. Costretto a lavorare per sopravvivere abbandona definitivamente gli studi.
Nell’83 Inizia una lunga avventura nel campo della pittura, sperimentando un astrattismo informale che convince un importante gallerista milanese. 
Nel ’93 lascia l’arte per tentare una vita “normale”, senza i tormenti che frullano nella testa degli artisti. Lavora negli hotel come receptionist sfruttando le lingue che aveva imparato. Dal 2001 si occupa di web design senza mai interrompere il suo legame con l’arte: nonostante non producesse opere, continuava a visitare mostre e fiere.
Nel 2003, in piena guerra in Iraq, viene invitato da Fabrizio Musa a partecipare ad una mostra a Como all’Ex Ticosa, una grande, antica tintoria dove l’abbandono aveva scritto la sua storia. Capannoni pericolanti si alternavano a cumuli di macerie che scelse di usare per la sua installazione. Con la scritta PAX esprime il suo pensiero sulla devastazione della guerra ed il suo amore per la forma delle lettere che messe insieme prendevano senso, forma e suono. 
E’ affascinato da ciò che l’uomo è in grado di inventare. Le lettere appunto: forma e suono che possono avere senso componendo parole e frasi; ad altro non servono se non a comunicare. Comincia così a realizzare lavori basati direttamente sul concetto della parola stessa. La parola diventa immagine in un’installazione, un video o una performance.
Le lingue conosciute diventano poi una parte essenziale del suo lavoro, sceglie infatti parole ed espressioni comuni nella varie lingue per dimostrarne la forza espressiva. Nonostante le diversità culturali, alcuni concetti sono comuni a tante lingue. Se pensassimo alla parola AMORE, la forma, il suono ed il modo di dire sono lontanissimi fra l’italiano ed il cinese, eppure esprimono esattamente lo stesso concetto. Così la parola diventa un mezzo di comunicazione indispensabile.
Nel 2004, per la mostra WORDS IN PROGRESS - tenutasi alla galleria ARTMAKERS a Stockholm - realizza IO, un lavoro in tredici quadrati con la parola io in altrettante diverse lingue, dove la parola è sagomata in uno specchio e lo spettatore si rispecchiava anche in lingue a lui incomprensibili. Contemporaneamente realizza il video ART LOVE PEACE utilizzando il fumo come schermo per proiettare le immagini di quelle tre parole. Ed infine WORLD, forme in cartone dai bordi bruciati con riportati eventi e personaggi presi dai giornali di quei giorni.
Sempre nel 2004 tocca alla parola IRAQ ad essere usata in un’installazione fatta con carbonella accesa la sera dell’11 settembre a Cassinetta di Lugagnano (Mi).
Immagini a destra; 1- Performance alla 53° Biennale di Venezia  2- Tram 29, acrilico su tela 50x50 cm.  3- Vespa VN, acrilico su tela 50x50 cm.











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